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Commento prima prova scritta maturità 2012: Il labirinto

E' il tema più convincene proposto all'attenzione degi studenti di maturità.  Perdersi, stare in un labirinto, ma non per gioco. Solo perchè caduti, capitati in un labirito.  Cosa da maghi il labirinto rinvenibile nelle ottave dell'Ariosto, quasi una situazione  magica, dove è anche bello starci e smarrisi. Ma avremmo preferiti  che l'Ariosto  scrive sl bosco, sulla foresta, dove un intrigo spontaneo di vegetazione crea con immediaezza e con concretezza un labirito concreto e immaginabile. Ma l'Ariosto va accettato solo come riferimento iniziale. Come dolce avvio nel cammino per entrare nel labirito di Betsabea ( Calvino) o della biblioteca ( Eco) o il labirinto nitidamente costruito di Borges. Un fatto è comunque certo: la metafora del labirinto si adatta benissimo al nostro tempo. Noi tutti viviamo in una catena infinita di labirinti. Siamo sempre in pericolo di smarrici e perderci.. Viviamo dunque a rischio. I giovani certamente non possono trarci  una via di fuga, una voglia di smarrirsi e di sperdersi. E poi ormai scaltriti porterebbero con sé  un bel gomitolo di spago o s'inventrebbero, e in questo sono abili ed esoerti, una amica, una ragazza, una principoessa buona e romantica.
L'idea è buona, la tematica probante. Ma perché parla di vie di fuga. Non si può fare i filosfi sulla pelle degli alunni. Se poi l'idea del labirinto sta come via all'occultamento, come via di scomparsa dalla scena pubblica il discorso cambia molto. Ma gli autori di riferimento sono punti fermi e validissimi  per vedere in modo negativo la metafora del labirinto, anche qui dunque si pone un problema  di resistenza agli intrighi della società.

Prof. Carlo Pascale

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