Articoli Esame Maturità

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  • Scritto da: Angela Ardizzone

Prima Prova Maturità 2015: saggio breve svolto

La tipologia B (saggio breve o articolo di giornale) della prima prova maturità 2015, articolata in 4 ambiti, ha come oggetto la letteratura come esperienza di vita, le sfide del XXI secolo, il Mediterraneo, Informatica e comunicazione. Ecco qui di seguito tutte le tracce svolte della tipologia B della prima prova maturità 2015:


 

1. Ambito artistico-letterario

Argomento: La letteratura come esperienza di vita

Articolo di giornale

Titolo: La letteratura è davvero una esperienza di vita?

- Destinazione: giornalino scolastico

Per i lettori più accaniti è un dato di fatto: la letteratura come arricchimento della propria esistenza, fino al punto di renderla più preziosa. La letteratura perciò salva dalle brutture della vita e non è solamente puro intrattenimento. Leggere dunque è vivere, ed è un vissuto di qualità.

D’altronde, noti sono gli esempi del passato che rimarcano l’esigenza dell’uomo di divagare con la propria mente e di perdersi nell’immaginario più sfrenato. Negli esempi proposti, è  Van Gogh a imprimere sulla tela una giovane donna intenta a leggere un romanzo; è risaputo che il pittore era un accanito lettore, soprattutto di romanzi francesi dell’800, e spesso inserì dei libri nei suoi quadri, qualche volta in maniera anonima, ma molto spesso invece con i titoli ben in vista. Un’altra donna che legge è la protagonista di un quadro di Matisse e in quello di Hopper si osservano viaggiatori casuali intenti nella lettura durante il tragitto. Sono solo pochi esempi tra i tanti quadri dipinti nel corso delle varie epoche storiche, che testimoniano fortemente l’importanza della letteratura; in questi esempi specifici essa viene certamente utilizzata come mezzo di intrattenimento, una consuetudine dilettevole.

Anche la letteratura stessa ha sottolineato come l’essere umano ha da sempre ricercato la conoscenza attraverso la letteratura, o semplicemente come svago. Nell’esempio riportato, Dante si rivolge a Paolo e Francesca nel V canto dell’Inferno; la donna, spinta dal poeta, narra di come la loro storia d’amore sia cominciata, ovvero nacque leggendo dell’amore tra Lancillotto e Ginevra. Il passaggio indica soprattutto come all'amore-virtù e alla sua espressione letteraria, possa spesso sostituirsi l'amore-passione, che contrasta con la legge di Dio.

È contemporanea la visione di Borges sul ruolo della poesia nella vita degli esseri umani. La sua posizione è chiara e romantica: la vita non è la realtà, è affanno e perdita. Solo la poesia può rendere gradevole il soggiorno su questa terra e innalzare l’uomo e la sua stessa vita verso limiti ed esperienze che altrimenti non potrebbe vivere. Vita e poesia sono parte del tutto senza contrapporsi o ostacolarsi; la poesia è, in effetti, per il poeta, parte fondamentale della vita stessa. La vita è arte.

Raimondi, invece, in "Un'etica del lettore", pone una luce diversa sulla questione: è la letteratura che plasma l’uomo o è quest’ultimo a doversi interrogare e a meditare su ciò che legge? In fondo la letteratura è un ottimo strumento per porsi delle domande. La letteratura è universale, ma il singolo individuo può plasmarla e usarla a proprio piacimento, in base al proprio vissuto e alle proprie esperienze. La letteratura è intesa come arte ispiratrice, uno strumento che apre gli orizzonti della mente e dell’immaginazione.


2. Ambito scio-economico

Argomento: Le sfide del XXI secolo e le competenze del cittadino nella vita economica e sociale.

Articolo di giornale

La cultura come risorsa dell’economia

- Destinazione: rivista di economia

Una delle sfide del nostro tempo è riuscire a conciliare progresso e tecnologia in funzione della crescita economica, ad estro, creatività e conoscenza che sono strumenti validi per una corretta visione del lavoro.

Il tema è attuale e spesso bistrattato, soprattutto in Italia: come è possibile, integrare in una più ampia visione economica il concetto di essere “cittadini del mondo”?
Il progresso, soprattutto economico, è valutato come l’integrazione costante ed essenziale di scienza e tecnologia; l’esigenza attualissima della ricerca a tutti i costi del profitto, induce a ritenere queste le uniche possibili scelte che i leader debbano tenere in considerazione. La ricerca scientifica e tecnologica, del resto, è il motore che plasma il sistema economico, perciò non si può certo controbattere a questo. Sappiamo bene l’importanza che questa riveste, ma il resto è superfluo o va considerato come estraneo a tutti i processi economici mondiali o locali. Scienza, tecnologia, economia, non fanno parte di un sistema generale che definiamo antropologicamente come “cultura”? che cosa è quindi necessario per sopravvivere ad un sistema economico spesso schiacciante? Non è forse un atteggiamento critico, anche nei confronti di tutto ciò che definiamo progresso? E questo non è dato da tutte le conoscenze sommate nel corso di esperienze come l’apprendimento, il lavoro? Tutto ciò che serve per non trascendere e non risultare cittadini di un mondo asettico è la cultura, l’estro, la creatività e la conoscenza a servizio di un sistema economico complesso. Da questo derivano la predisposizione all’innovazione e al progresso, la capacità di lavorare su ampia scala, l’esercizio a pensare criticamente e ad analizzare le problematiche esterne, capacità di comunicazione. Queste competenze assumono un ruolo utile soprattutto se si  applicano alla moderna organizzazione del mondo lavorativo ed economico. La cultura e l’aperta forma di espressione personale a servizio del progresso economico, della scienza e della tecnologia come nuovo strumento efficace per un sistema globalizzato di economie basate sulla conoscenza. Sono le persone, quindi, a costituire la chiave dello sviluppo economico e le risorse preziose per la risoluzione degli urgenti e gravi problemi del mondo.


3. Ambito storico-politico

Argomento: Il Mediterraneo: atlante geopolitico d'Europa e specchio di civiltà

Il Mediterraneo ostile o amico?

- Destinazione: Gazzetta del Sud

Sarebbe facile iniziare dicendo che il Mediterraneo è oggi di attualità. Ma questo piccolo mare è sempre stato di attualità, fin da quando popolazioni a noi ignote innalzavano i megaliti di Malta; e poi fu la sede di una civiltà grecoromana unitaria; quindi, separato dalla religione e dalle guerre, non per questo cessa di mettere in stretto contatto i suoi popoli. Notevole è la sintesi che fa il Matvejevic, abbracciando quasi in un unico periodo grammaticale un lunghissimo periodo storico di contrasti e di unioni, che comprende, oltre a quelle antiche, le civiltà bizantina e italiana e araba. Dovunque si notano le tracce di questa unica cultura mediterranea, dalle città romane in Marocco e in Siria; all’evidente influsso arabo nell’architettura spagnola e siciliana; ai rapporti tra cultura, se solo pensiamo che la filosofia greca è giunta in Europa attraverso i filosofi musulmani, in particolare Averroè.

Il mare esercita, come rileva il Frascani, un suo misterioso fascino, suscitando in noi sia speranze sia paure. Ci sono dei momenti di maggiore apertura, altri in cui i popoli sembrano più contrapporsi che cercare un rapporto. Secondo il Frascani, in questo momento c’è il rischio che la diffidenza e i timori prendano il sopravvento sulle tendenze geopolitiche all’incontro e agli scambi culturali ed economici.
Bisogna tuttavia rilevare che le economie di tutte le coste che si affacciano su questo mare sono per natura interdipendenti e per risorse naturali e per  prodotti finiti e il loro commercio, che ha sempre spinto a vedere nel Mediterraneo il luogo dei porti e della navigazione. Non sempre l’economia è stata accompagnata dalla politica, e questa a volte ha creato, e crea tuttora, ostacoli all’incontro tra i popoli.

L’attualità è vista con occhio diverso e non univoco. Nel 2011 un’ondata di movimenti politici d’ispirazione democratica pervase tutto il mondo arabo mediterraneo, in particolare il Maghreb, che letteralmente vuol dire Occidente, ma spesso s’intende tutta la costa africana del mare. Le aspettative di rinnovamento fecero parlare di “Primavera araba”, anche se i risultati non sono sempre all’altezza delle speranze; e, accanto a forze sinceramente democratiche, si stanno facendo strada i cosiddetti califfati di matrice estremistica e fanatica.

Ora l’Italia, e in qualche modo anche l’Europa, si trovano ad affrontare un grande fenomeno di migrazione per ragioni politiche ed economiche, che a volte crea oggettivamente seri problemi, e che non siamo preparati a gestire a dovere.
Ciò, viene fatto rilevare, può causare una certa conflittualità tra l’Europa e la sponda sud del mare. Forse la soluzione è in una maggiore conoscenza del territorio nordafricano, che ha senza dubbio le sue gravi difficoltà, ma che, se meglio governato, offre anche notevoli potenzialità. Non bisogna pensare solo al petrolio, ma anche al commercio, al turismo, agli scambi culturali, a molte e variegate forme di integrazione tra popoli ed economie.

Il Mediterraneo, che a volte è stato teatro di sanguinosi conflitti, può tornare a essere quello che altrettanto a lungo è stato: un grande lago di pace e vantaggio reciproco, nel rispetto di ogni identità.


4. Ambito tecnico-scientifico

Argomento: Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell'elettronica e dell'informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività. 

Comunicare è davvero diventato più semplice?

- Destinazione: giornalino scolastico

Lo sviluppo della nostra società ha portato numerosi cambiamenti in ambito socio-economico modificando quasi radicalmente lo stile di vita delle persone che ne fanno parte.
Se si escludono gli anziani e i bambini, risulta difficile trovare qualcuno che non abbia un telefonino di ultima generazione, che non sappia navigare correttamente su internet o non se ne serva per qualsiasi scopo.
Non è trascorso molto tempo da quando ancora si inviavano lettere a mezzo posta o era necessario a volte uscire di casa alla ricerca di una cabina telefonica libera per sentire qualcuno lontano, eppure oggi non c’è quasi nessuno che dimentichi di portare con sé il proprio cellulare ovunque vada e scrivere a mano ci sembra una cosa molto inusuale e complicata.
Tutto oggi è informatizzato.
Posti come le videoteche e le librerie rischiano  di scomparire e perfino gli acquisti di qualsiasi genere si fanno on-line.
I cellulari ci servono più per navigare che per telefonare e anche la sola idea di essere senza connessione per qualche giorno ci spiazza.
Così l’acquisizione di ogni genere di informazione è diventata semplice: non c’è più bisogno di essere a casa per consultare un’enciclopedia e qualsiasi dubbio o perplessità si risolve grazie ad un adeguato motore di ricerca.
Ormai non si chiede più la strada, si consulta la mappa sul telefono e le persone si rintracciano direttamente, senza intermediari.
Questo viene amplificato dal sempre maggiore sfruttamento dei social network che, se usati correttamente, ci permettono di avvicinarci a persone lontane e sono una fonte immediata e sicura di informazioni e idee.
Tutto dunque è a portata di mano e sembra essere molto più facile.
Chi lo neghi è, secondo me, in errore.
Tutto è agevolato dalla rapidità e ogni cosa è più comoda e immediata.
Ma lo smodato utilizzo di ogni forma di comunicazione, nonostante gli innumerevoli vantaggi, causa anche grandi disagi e paradossalmente le persone rischiano di isolarsi.
Molte volte si passa più tempo a guardare il telefono che a conversare con le persone che sono con noi a cena e spesso si preferisce restare a casa che uscire o guardare un film al computer piuttosto che andare al cinema.
Così il telefono, nato per avvicinare persone distanti, allontana quelle che magari sono nella stessa stanza e la stessa comunicazione che prima veniva agevolata oggi è quasi impedita.
Il telefono e il computer, nello stesso modo in cui ci sono utili, ci distraggono e deviano la nostra attenzione da quello che conta veramente.
Daniele Marini nel suo articolo “Con smartphone e social è amore (ma dopo i 60 anni), uscito su “La Stampa” il 9/02/2015, delinea perfettamente questo concetto: “episodi più o meno sgradevoli che giungono alla maleducazione” sono quasi all’ordine del giorno e causa ne è proprio l’uso smodato del telefonino.
Non c’è viaggio su qualsiasi mezzo di trasporto pubblico che non venga disturbato da una conversazione indiscreta fatta a voce alta o cena in famiglia che non venga interrotta da una chiamata o un messaggio.
Siamo sempre rintracciabili e questo, se pure molto vantaggioso per certi versi, limita quei momenti di riflessione personale e attenzione che pure sono indispensabili.
Sebbene questo, da un certo punto di vista, ci disturbi dall’altro è diventato necessario e quasi ci sentiamo improvvisamente soli se non riceviamo un certo numero di chiamate o messaggi.
Per citare Maurizio Ferraris in “Dove sei? Ontologia del telefonino”, Bompiani Milano 2005, “l’isolamento ontologico inizia nel momento in cui scopriamo che non c’è campo”.
Ci facciamo prendere dall’ansia se la batteria si scarica improvvisamente, non abbiamo più la pazienza di aspettare che qualcuno risponda ai messaggi e abbiamo perso la capacità di cavarcela da soli, così come raro diventa il piacere di una passeggiata solitaria, di una lettura silenziosa o di una conversazione tranquilla è faticoso perfino ascoltare chi ci sta a fianco.
Ritengo perciò che si dovrebbe iniziare a ragionare seriamente sul fatto che un uso scorretto del telefonino e degli altri mezzi di comunicazione rapida rischia di essere più di intralcio che di aiuto alla sviluppo di una vita di società equilibrata.
Penso anche però che presto ci abitueremo a convivere con questo genere di novità e sapremo trarne esclusivamente gli innegabili vantaggi.

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