PRIMA PROVA MATURITÀ 2017: ARTICOLO DI GIORNALE SU DISASTRI E RICOSTRUZIONI SVOLTO

Come state affrontando la Maturità 2017? Avete letto tutte le tracce di Prima Prova proposte dal Miur e avete scelto la Tipologia B di ambito storico-politico, sui disastri e terremoti? L’argomento è molto attuale e ci sono molte cose da scrivere: si presta tra l’altro molto bene all’articolo di giornale, se preferisci questo tipo di tema al saggio breve. Hai bisogno di un aiuto? Noi siamo qui per te: ecco l’articolo di giornale su disastri e ricostruzioni svolto da noi di Studentville!

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PRIMA PROVA MATURITÀ 2017 ARTICOLO DI GIORNALE SU DISASTRI E E RICOSTRUZIONI: TITOLO E DESTINATARIO

Per prima cosa, ricordatevi che un articolo di giornale deve avere un titolo e un destinatario (cioè dove intendete pubblicare nel vostro immaginario l’articolo di giornale) … non metterli vi penalizzerà!

  • Titolo: I costi dei terremoti in Italia
  • Destinatario: giornalino della scuola

PRIMA PROVA 2017 ARTICOLO DI GIORNALE SVOLTO DISASTRI E TERREMOTI: INTRODUZIONE

299 morti e quasi 400 morti è stato rispettivamente il bilancio di morti e feriti del terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto 2016. Le scosse di terremoto tra Marche, Abruzzo e Umbria è proseguita per tutto il resto del 2016 e ancora oggi la terra continua a volte a tremare. A dieci mesi dalla scossa di terremoto che ha ridotto in macerie la città di Amatrice, tuttavia, poco è stato fatto per tutti gli sfollati: al momento il 92% dei detriti caduti dopo le scosse è ancora in strada e sono arrivate solo 296 casette delle 3620 previste per permettere agli amatriciani di tornare a vivere dignitosamente nel loro paese.

PRIMA PROVA 2017 ARTICOLO DI GIORNALE SVOLTO DISASTRI E TERREMOTI: SVOLGIMENTO

I lavori, quindi, procedono a rilento, nonostante questo terremoto non sia il primo né aimè l’ultimo con potenziale altamente distruttivo, visto che l’Italia è un Paese sismico in gran parte. La stessa Amatrice, l’8 ottobre 1639, fu rasa quasi completamente al suolo dopo un violento terremoto di magnitudo 6,2 che causò la morte di centinaia di persone. A poco meno di 400 anni la storia si ripete.

Nel corso dei secoli, sono stati tantissimi i terremoti che si sono verificati nelle zone ad alta sismicità, come quelle dell’Appennino Tosco-Emiliano, tra Umbria, Marche, Toscana e Romagna, ma anche al sud d’Italia. Il terremoto più distruttivo in Italia è stato quello di Messina del 1908 di magnitudo 7.1. che causò 80 mila vittime. In tempi più recenti, i sismi più violenti sono stati quelli  del Friuli nel 1976, quello dell’Irpinia nel 1980, il terremoto dell’Aquila nel 2009 e quello dell’Emilia del 2012 (oltre a quello già citato del centro Italia del 2016).

Si è calcolato che dal terremoto del 1968 in Sicilia al 2012 siano stati stanziati ben quasi 122 miliardi di euro per permettere la ricostruzione delle città e dare un nuovo tetto agli sfollati, operazioni che in molti casi hanno impiegato anni per essere ultimate. C’è poi il problema del tipo di ricostruzione: dopo il terremoto dell’Aquila, ad esempio, si è scelto di costruire lontano dal Centro storico tradizionale, scelta che è stata fortemente criticata dagli aquilani. Oltre ai costi economici, i terremoti distruttivi hanno causato ingentissime perdite umane (il bilancio più tragico fu quello dell’Irpinia con oltre 2000 mila morti), perdite del patrimonio storico e artistico e dell’identità di paesi interi.

PRIMA PROVA 2017 ARTICOLO DI GIORNALE SVOLTO DISASTRI E TERREMOTI: CONCLUSIONE

È indubbio che prevenire è meglio che curare: in Italia siamo molto bravi nelle tecniche di emergenze, ma manca una cultura della prevenzione, anche se negli ultimi anni si è cercato di combattere abusivismo e abuso edilizio. La sfida è certo grande e difficile: da una parte c’è la necessità di creare case e strutture antisismiche e che rispettino le norme di sicurezza; dall’altra, la conformità del nostro territorio e i numerosissimi borghi antichi che costituiscono la bellezza e l’identità del nostro Paese sono troppo preziosi per essere snaturati. Come intervenire per prevenire altri disastri mantenendo le caratteristiche dei nostri borghi storici? La risposta spetta alla politica. Nel frattempo ad Amatrice si riparte: poche settimane fa, tra le macerie, si è celebrato il primo matrimonio post-terremoto.