Prima Prova Maturità 2018: tema storico su Fidel Castro

di Redazione Studentville | 2 marzo 2018

PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: TEMA STORICO SU FIDEL CASTRO

 Fidel Castro è morto il 25 novembre 2016. Malato da tempo, all’età di 90 anni, un altro personaggio di spicco del ‘900 se n’è andato, lasciando un’eredità importante sebbene contraddittoria. Il Lider Maximo, come era soprannominato, ha guidato la rivoluzione cubana contro la dittatura di Fulgencio Batista, fondando poi la successiva Repubblica di Cuba, lo “Stato socialista dei lavoratori”. Considerato da alcuni un eroe, da altri un dittatore sanguinario, Fidel Castro è stato una figura chiave durante la Guerra Fredda e non solo. Vista la sua importanza, il Miur potrebbe quindi inserirlo nella prima prova di maturità 2018, probabilmente in una traccia storica (tipologia C). Non sapresti cosa scrivere a proposito? Allora leggi il nostro tema storico su Fidel Castro che abbiamo svolto per te nel paragrafo successivo.

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PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: TEMA STORICO SVOLTO SU FIDEL CASTRO

Il 25 novembre 2016 è morta una delle personalità più contraddittorie, ma importanti del ventesimo secolo: Fidel Castro. Malato da molti anni, il Lider Maximo, così veniva chiamato, ha guidato la Repubblica di Cuba dal 16 febbraio 1959 fino al 18 febbraio 2008, quando ha deciso di passare il testimone al fratello Raul. Per molti un vero è proprio eroe, per altri non è altro che un dittatore: forse non è nessuno dei due, forse entrambe. È ancora troppo presto per dare un giudizio sull’intero suo operato, ma è possibile quantomeno analizzare la sua figura e capire chi era e cosa ha fatto questo rivoluzionario cubano di nome Fidel Castro.

Fidel Castro nacque a Biran, Cuba, il 13 agosto 1926: era il figlio di un proprietario terriero gallego e di una cubana figlia di immigrati spagnoli. Nel 1941 Fidel si trasferì all’Avana, dove studiò nell’esclusivo collegio de Belén, di stampo gesuita, per poi iscriversi nel 1945 alla facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana. È durante il periodo universitario che  il ragazzo conobbe gli scritti dei professori nazionalisti che vedevano negli Stati Uniti d’America il maggior pericolo per l’indipendenza di Cuba. Fidel aderì così alla lega antimperialista e si schierò con il nuovo presidente cubano, Ramon Grau.
Nel 1952, Cuba fu travolta da un colpo di Stato messo in atto dal generale Fulgencio Batista che rovesciò il governo e portò alla cancellazione delle elezioni. Fidel Castro denunciò inizialmente Batista in tribunale per aver violato la costituzione, ma il rifiuto della sua petizione lo portò a organizzare un assalto armato alla caserma della Moncada, il 26 luglio 1953. Il risultato fu disastroso: ottanta persone vennero uccise e Castro fu condannato a quindici anni di prigione, prima di essere inviato in esilio in Messico e negli Stati Uniti. Fidel, tuttavia, tornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, il 2 dicembre 1956. Solo dodici su ottanta uomini, tra cui Ernesto “Che” Guevar e Raul Castro, riuscirono a sopravvivere, avviando una guerriglia contro il governo Batista. Il gruppo di guerriglieri crebbe e nel capodanno del 1959 costrinse Batista a lasciare il Paese, mentre le forze di Castro entrarono all’Avana. Il 16 febbraio 1959 Fidel Castro venne eletto primo ministro di Cuba, fino all’abolizione della carica nel 1976, per diventare poi Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri fino al 18 febbraio 2008, quando ha abdicato in favore del fratello.

La politica di Fidel Castro alla guida di Cuba, ispirata a concetti di stampo marxista-leninista, è stata caratterizzata dallo scontro permanente con gli Stati Uniti, a partire dal momento in cui il nuovo governo iniziò a espropriare le proprietà delle più importanti compagnie statunitensi a Cuba. I rapporti con i vicini statunitensi andarono peggiorando nel 1960, quando Castro espropriò le raffinerie di proprietà statunitense con base sull’isola che si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, secondo gli accordi tra Cuba e Unione Sovietica. L’anno successivo, gli USA sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando un migliaio di esiliati cubani, i quali sbarcarono nella Baia dei Porci, a sud dell’Avana. Lo sbarco fallì e Castro, in un discorso alla nazione, dichiarò che Cuba sarebbe diventata uno stato comunista. Il momento di massima tensione si raggiunse comunque nell’ottobre 1962, con la famosa “Crisi dei missili di Cuba”, che segnò uno dei punti più critici nelle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica di tutta la Guerra Fredda. I cubani chiesero all’URSS l’istallazione di batterie di missili nucleari sul proprio territorio, a cui il presidente USA J.F. Kennedy reagì ordinando una sorta di blocco navale, che chiamò quarantena, impedendo all’isola di ricevere rifornimenti. La crisi si concluse il 28 ottobre con il ritiro dei missili sovietici in cambio del ritiro dei missili statunitensi dalla Turchia. Le relazioni tra Stati Uniti e Cuba, comunque, rimasero tese, tanto che nel corso del 1962, ebbe avvio l’embargo statunitense nei confronti di Cuba: solo sotto la presidenza Obama per gli USA e Raul Castro alla guida dell’isola si è paventata la volontà di riallacciare le relazioni diplomatiche tra i due Stati, oltre a limitare l’embargo.

Sul piano interno, Fidel Castro ha attuato una politica di nazionalizzazioni, una riforma agraria sulla collettivizzazione delle terre, un’importante riforma sull’istruzione, rendendo accessibile a tutti la scuola, e sul sistema sanitario. Indubbiamente, il Fidel Castro giovane è stato un eroe per la generazione di ragazzi cresciuti negli anni ’60: la sua immagine di giovane, bello, rivoluzionario e liberatore della Patria ha fatto del Lider Maximo una vera e propria divinità vivente, il simbolo da chi voleva cancellare l’ordine mondiale bipolare, il predominio statunitense, ma non si riconosceva pienamente nell’Unione Sovietica. La nuova Cuba sembrava portare un’aria nuova e in parte, con le riforme avviate, la nuova Repubblica è stata in grado di favorire la popolazione cubana. Tuttavia, è innegabile anche una certa deriva repressiva (comune a tutti i movimenti che prendono il potere con la rivoluzione) che ha soffocato l’economia di Cuba, anche a causa del difficile rapporto con gli Stati Uniti. Fanno discutere molte dichiarazioni e atti persecutori di Fidel Castro contro la comunità LGBT (molti omosessuali vennero rinchiusi nei campi di lavoro forzati) e le denunce di torture sui dissidenti politici. Tuttavia, soprattutto nei confronti degli omosessuali, Castro ha fatto un mea culpa nel 2010.

Alla morte di Castro, sono stati proclamati a Cuba nove giorni di lutto nazionale. Fidel Castro era convinto che la storia lo assolverà: forse sarà così, forse no. Nel bene e nel male, si è comunque trattato di un personaggio rilevante e per certi versi iconico: in conclusione, l’unica cosa possibile da dire per congedarsi da Fidel Castro sembra essere “Hasta la victoria siempre”.

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