PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: SAGGIO BREVE SUL TERRORISMO

La prima prova di Maturità 2018 si svolgerà in tutta Italia in 20 giugno, ma sul web impazza già il tototema, e tra i temi più caldi c’è sicuramente (ormai da anni) quello del terrorismo. Gli attacchi a San Pietroburgo e a Londra sono gli ultimi in ordine cronologico ad avere sconvolto il mondo occidentale e l’allerta terrorismo islamista di stampo jihadista è sempre alta. Per questi motivi, il Miur potrebbe scegliere di inserire in prima prova una traccia sul terrorismo, come tema d’attualità, tema storico o saggio breve. In quest’articolo ci concentriamo sull’ultima tipologia e svilupperemo di seguito un saggio breve sul terrorismo che ti può essere utile come spunto per il tema che scriverai alla Maturità 2018.

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SAGGIO BREVE SUL TERRORISMO PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: TITOLO E DESTINATARIO

Per svolgere un saggio breve, il Miur ti fornirà, in sede di prima prova, anche dei testi e dei documenti che dovrai inserire e citare nel tuo testo sia per argomentare la tesi da te sostenuta e portata avanti nel saggio breve che per contraddirla. Non copiare quindi pari pari il testo sottostante, ma ricordati di adattarlo e personalizzarlo con le fonti fornitoti dal Ministero dell’Istruzione in prima prova.
Fatta questa doverosa parentesi, passiamo a indicare titolo e destinatario del testo, elementi essenziali in ogni saggio breve.

  • Titolo: “L’evoluzione del terrorismo in Europa”
  • Destinatario: rivista di geopolitica

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SAGGIO BREVE SUL TERRORISMO PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: INTRODUZIONE

Dall’11 settembre 2001, ogni volta che si parla di terrorismo, si associa questo tipo di attacchi alla popolazione ai jihadisti islamici, organizzati intorno a gruppi organizzati come Al Qaeda o l’Isis. Tuttavia, gli attentati in Europa e nel mondo Occidentale non sono sempre stati legati al terrorismo di matrice islamista, ma hanno avuto anche una matrice politica, etnica o religiosa all’interno del mondo cristiano.

SAGGIO BREVE SUL TERRORISMO PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: SVOLGIMENTO

Innanzitutto, che cos’è il terrorismo? Non esiste una definizione univoca e chiara, in quanto le forme di terrorismo che abbiamo conosciuto nella storia sono variegate e le stesse modalità di attacco e i motivi sono evoluti nel tempo. Si può comunque vedere in ogni atto di terrorismo la volontà di creare “terrore” nella popolazione tramite l’uso sistematico della violenza secondo schemi e logiche che sono estranei alla guerra convenzionale sia civile che combattuta su territorio straniero. Già Machiavelli e Thomas Hobbes fondano le proprie dottrine sul concetto di paura nella creazione di una stato, ma l’attuale termine “terrorismo” trae origine dal periodo del Terrore nella Francia rivoluzionaria: il termine appare per la prima volta nel supplemento del 1798 al Dictionnaire de l’Académie Française: systeme, régime de la terreur. In Europa, si assiste al diffondersi di episodi di terrorismo organizzato nella seconda metà del diciannovesimo secolo, i quali avevano una matrice soprattutto politica: si pensi agli attacchi di gruppi nazionalisti serbi, armeni, macedoni e irlandesi o agli attentati commessi da anarchici alle élite del potere (dall’assassinio dell’Imperatrice Sissi al Granduca Francesco Ferdinando, che rappresentò il casus belli della prima guerra mondiale).
Inizialmente, infatti, si associava il terrorismo ad attentati commessi da anarchici o socialisti, mentre fu a inizio ‘900 che incominciarono a svilupparsi i primi gruppi terroristici legati a forze di destra e nazionaliste, come i croati ustascia appoggiati dai fascisti italiani e ungheresi. È però negli anni ’70  che in Europa si assiste all’exploit del terrorismo politico e ideologico: gli italiani, ad esempio, vivono i così detti “anni di piombo” tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, con attentati commessi sia dal terrorismo “rosso” di stampo anarchico e comunista (si pensi alle Brigate Rosse) sia dal terrorismo “nero” di matrice fascista e di estrema destra, come l’attentato alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980. In Europa, sono molti i gruppi che compiono attentati terroristici per rivendicare l’indipendenza di alcune regioni: si pensi all’ETA, organizzazione terroristica che aveva come obiettivo l’indipendenza dei Paesi Baschi dalla Spagna o all’IRA (o per meglio dire la Provisional IRA) che nasce tra il 1969 e 1970 come organizzazione paramilitare che ha compiuto numerosi attentati per porre fine alla presenza britannica in Irlanda del Nord, permettendo così la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. Il terrorismo in Irlanda, tra l’altro, si è spesso delineato non solo come scontro politico e ideologico, ma anche religioso, tra gli irlandesi cattolici e gli inglesi e la maggioranza degli irlandesi del nord che sono protestanti.
Questi fenomeni, tuttavia, sono tutti casi di terrorismo interno allo Stato. Diverso è il fenomeno del terrorismo internazionale, a cui si assiste per la prima volta in Europa nel settembre 1972, quando il gruppo Settembre Nero attaccò la delegazione israeliana alle Olimpiadi di Monaco. La fine del blocco sovietico e l’affermarsi del processo di globalizzazione hanno reso anacronistiche le classiche lotte politiche e ideologiche, ma, andando a esacerbare il fenomeno del colonialismo e dell’invasore occidentale, sono la causa dell’emergere di nuove forme di terrorismo internazionale più fluide.
Secondo quando riporta Paolo Iacovelli in un report per l’Associazione Cercasi un Fine, “il fatto storico che ha scatenato il terrorismo islamista contro l’Occidente è stato che molti Paesi islamici, come l’Iran, l’Egitto, i Paesi del Maghreb e la Siria, dopo essersi liberati dal colonialismo, hanno preteso di ‘occidentalizzarsi’, copiando i sistemi politici, le leggi e la cultura e i costumi dell’Occidente ‘infedele’ e ‘corrotto’”. Per opporsi a questa deriva, è nato il così detto “fondamentalismo islamico”, che ha portato a una rottura interna al mondo musulmano. Il fondamentalismo islamico non ha legami con la religione vera e propria, ma è un uso strumentale della religione per dividere il mondo musulmano dal mondo Occidentale. È proprio dal teorico egiziano del fondamentalismo Sadyyid al-Qutb che Bin Laden trae il proprio bagaglio ideologico che identifica l’Occidente in Satana. L’incontro poi con l’ideologo palestinese Abdallah Azzam, sostenitore della jihad, ha portato Bin Laden alla creazione di Al Qaeda, organizzazione che tramite il martirio e la violenza doveva avere l’obiettivo di instaurare lo Stato islamico in ogni Paese musulmano e distruggere l’Occidente. È così che si arriva agli attentati dell’11 settembre 2011, momento di massimo scontro tra fondamentalisti islamisti e Occidente, a cui hanno fatto seguito una serie di attentati in Europa, come quello alla metropolitana di Madrid nel marzo 2004 e a Londra a luglio 2005. Tuttavia, il potere di Al Qaeda è stato progressivamente ridimensionato, soprattutto in seguito all’uccisione del suo leader, Osama Bin Laden. In questo quadro, l’Isis ha compiuto un altro passo avanti nella strategia del terrore. Mentre Al Qaeda cercava prevalentemente di colpire obiettivi sensibili, civili o militari, con attacchi spesso organizzati e complessi, l’Isis ha come obiettivo quello di diffondere il terrore colpendo gli occidentali nei luoghi in cui si sentono più al sicuro, come bar, cinema o supermercati, con qualsiasi mezzo sia a disposizione, dalle armi ai tir lanciati sulla folla come accaduto a Nizza o a Berlino nel 2016. Anzi, dal punto di vista degli attentati, sembra anche che la strategia dell’Isis si sia evoluta nell’ultimo anno: mentre gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 erano stati organizzati con cura e prevedevano il martirio degli attentatori, i successivi attentati sono stati per lo più opera di lupi solitari che agivano in nome dell’Isis con i mezzi che avevano a disposizione (questo anche dovuto al fatto che l’Isis ha perso territorio e potere in Siria).
Tuttavia, la forza dell’Isis rispetto ai predecessori sta senz’altro nell’uso sapiente di Internet, fonte indispensabile per promuovere la loro propaganda (si pensi ai video delle barbare uccisioni create come se fossero dei film e ai messaggi di minaccia) e per reclutare adepti da tutto il mondo, i così detti foreign faighters.
Il web, poi, ha creato terreno fertile per un nuovo tipo di terrorismo, il cyberterrorismo, che si combatte a suon di attacchi informatici, volti a rubare importanti informazioni, anche ti tipo militare e di sicurezza, legati agli stati occidentali.

SAGGIO BREVE SUL TERRORISMO PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: CONCLUSIONE

Avendo analizzato in breve il processo evolutivo del terrorismo in Occidente e in particolar modo in Europa, possiamo quindi dedurre che il terrorismo di oggi sia un fenomeno molto diverso dai precedenti, che si caratterizza per modalità di attacco e capacità di propaganda innovative e moderne, che stanno creando non pochi problemi alle intellingence degli stati e ai sistemi di sicurezza per la difficoltà di individuare le mine vaganti di nazionalità europea organizzate in cellule piccole o addirittura di singoli individui volti all’emulazione. È chiaro che in questo contesto sembra sempre più necessario un sistema coordinato di scambio delle informazioni tra gli stati, nonché mettere in piedi delle strategie di prevenzione. D’altro canto, tuttavia, è necessario non farsi prendere dal panico e continuare a viaggiare e non cadere alla logica dell’odio indistinto nei confronti dei musulmani, dato che il vero obiettivo dell’Isis è, come abbiamo detto, creare una frattura tra mondo islamico e Occidente.

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