TEMA SVOLTO SUL PROGRESSO PRIMA PROVA MATURITÀ 2017

Come procede questa prima giornata di esami? Come è andata la Prima Prova 2017? Le tracce erano facili o difficili da affrontare?Se avete bisogno di aiuto siamo qui per voi: ecco lo svolgimento traccia prima prova Maturità 2017, Tipologia D,  tema di ordine generale sul progresso.
L’argomento è molto attuale e ci sono molte cose da scrivere: si tratta di un tema di attualità dove si può spaziare in base alle proprie conoscenze e attitudini, sempre badando a non uscire fuori traccia e seguendo le linee guida orientative fornite dalla stessa traccia. Ecco la traccia svolta!

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Tema svolto sul progresso prima prova 2017

MATURITÀ 2017: TIPOLOGIA D: TEMA DI ORDINE GENERALE. TRACCIA PRIMA PROVA SVOLTA

Ecco la traccia del tema di ordine generale sul progresso, tipolodia D, svolta per la prima prova della Maturità 2017 seguendo le linee guida  della traccia stessa. Prima di procedere con il classico svolgimento, con introduzione, parte centrale del tema e conclusione, pensiamo ad un titolo da dare al tema e poi procediamo.

  • Titolo tema di attualità Maturità 2017: Il mito del progresso tra luci e ombre

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2017, TIPOLOGIA D: INTRODUZIONE

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Rispondere a queste domande non è mai stato facile, e lo è ancor di più oggi, basti pensare alla situazione attuale, dove il concetto di progresso è un insieme di luci ed ombre. La nostra civiltà, che incorpora quelle che l’hanno preceduta, si configura come una grande nave che procede veloce verso il futuro. È più carica e viaggia velocemente e più lontano di qualsiasi altra nave prima di essa.
 

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2017, TIPOLOGIA D: SVOLGIMENTO

Come tutte le creature, finora gli uomini si sono fatti strada nel mondo attraverso tentativi ed errori e nonostante tutti gli eventi disastrosi e non del XX secolo, alcuni credono ancora nell’ideale del progresso, definito come “ la convinzione che esista un andamento evolutivo nella storia dell’umanità che porta solo al miglioramento”. La stessa comparsa sulla terra di creature in grado di formulare un simile pensiero suggerisce che il progresso è una legge di natura: il mammifero è più agile del rettile, la scimmia è più ingegnosa del bue, e l’uomo è più intelligente di tutti. La nostra cultura tecnologica misura il progresso umano in base alla tecnologia: la clava è meglio del pugno, la freccia meglio della clava, la pallottola meglio della freccia. Siamo giunti a questa convinzione per ragioni empiriche: perché questo assicurava la sopravvivenza. Che l’umanità si progredita sul piano tecnologico, è un’evidenza innegabile; tanto che ormai quasi tutti i giovani e anche persone nell’età matura non hanno conosciuto direttamente il mondo pretecnologico, e se ne fanno un’idea approssimativa e idilliaca. Ma i primi personal computer, ancora rudimentali, si sono diffusi poco prima del 1990; e ancora più recenti sono i cellulari e tablet. Oggi questi oggetti sono di uso normale, e difficilmente immagineremmo un mondo che ancora usi il telefono a gettone o la macchina da scrivere. Ancora più evidente il progresso della medicina, che consente di affrontare malattie un tempo difficili o spesso mortali. L’accompagna il miglioramento della nutrizione, prima scarsa o insalubre, e delle condizioni igieniche. La prima conseguenza è il rapido aumento della popolazione, oggi stimata a sette miliardi su scala mondiale. E se è vero che restano sacche di arretratezza in qualche area, il progresso tecnologico si sta estendendo anche in luoghi dove appena pochi decenni fa si viveva in stato quasi neolitico. Vero, ma, come ogni atto umano, anche il progresso ha dei lati ambigui e pericolosi. Si dubita, infatti, che al miglioramento delle condizioni materiali corrsponda sempre e dovunque quello civile e morale. Ciò induce a riflettere sul concetto stesso di civiltà, che non può essere inteso solo come momento di sviluppo materiale, pur importante, e necessità di essere definito anche come affinamento della mente e dell’anima, e dei rapporti sociali. Il progresso è, infatti, un fenomeno comunitario e collettivo anche nelle fasi dell’elaborazioni di oggetti e della loro utilizzazione. Per dire una cosa banale, ma purtroppo realistica, a nulla giova possedere l’automobile più potente e più bella, se non sono adeguate le strade. Vero anche che un’auto potente e bella richiede anche un conducente all’altezza, quindi abile e prudente, e, cosa importantissima, che rispetti le regole. La società del benessere, al contrario, quasi suggerisce di vivere con il massimo di libertà, e perciò abbassa la soglia del proibito. Le regole violate causano danni esterni, quali delitti o incidenti; ma anche, forse soprattutto, mettono in crisi i rapporti sociali e la stessa legalità. Come gli uomini migliorano lavorando assieme, così assieme possono darsi cattivi modelli reciproci, e provocare la degenerazione dei rapporti sociali. Troppo spesso le grandi città di milioni di abitanti e che mostrano livelli altissimi di tecnica e servizi, nascondono anche ambienti di periferie emarginate (periferia fisica, o soprattutto periferia morale!) che possono scatenare violenze e tensioni. In tali ambienti, civiltà e devianza convivono, come mostrano le cronache e di atti terroristici, e di una quotidiana violenza. Dobbiamo chiederci se il delitto e la brutalità, sempre presenti nella storia umana, non siano, in proporzione, aumentati di numero e gravità proprio con il progresso. E se i mezzi di comunicazione di massa quali tv e giornali non rischino, a volte, di causare un effetto di imitazione ed emulazione del male: donde la questione della libertà di espressione e dei suoi limiti. Il problema non può ridursi alla repressione dei reati. Bisogna chiedersi se l’umanità progredita non abbia eccesso di inutile e difetto di necessario; e se la crisi dei valori e delle fedi non abbia creato masse esposte a noia e nevrosi. Non scordiamo che il miglioramento non è poi così uniforme: anche in Occidente si notano aree sociali e geografiche di esclusi; e, stranamente, tra questi i giovani, tutti ormai muniti di diploma quando non di lauree, e tuttavia senza grandi prospettive nemmeno di lavoro. Si può pensare che il progresso sia stato troppo rapido, e non ancora metabolizzato dall’umanità. Un paradosso è, infatti, che il progresso materiale non pare stia generando allegria e felicità, ma una cultura di introversione e lamento, e quasi la nostalgia di tempi ritenuti più felici proprio perché meno comodi. Strano, ma è la psicologia dell’uomo occidentale contemporaneo, ricco di cose e povero di sogni e di miti e di entusiasmi, e anche di amore. Anche l’amore pare tecnologico e razionalizzato, e questo è profondamente contrario alla sua natura, che è quella di una passione.

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2017, TIPOLOGIA D: CONCLUSIONE

Bisogna aprire una discussione ampia e profonda sull’uso del progresso, e come metterlo al servizio dell’umanità anche, forse soprattutto sul piano della spiritualità, della moralità, della civiltà intesa nel senso più alto. La nostra fede nel progresso si è ramificata e consolidata in una ideologia, una religione quasi, a discapito di tutto, ed è diventato mito, nel senso antropologico del termine. Il mito del progresso a volte ha reso un buon servizio e potrebbe continuare a farlo. Ma è anche pericoloso perché potrebbe condurre alla catastrofe a o trappole nefaste e il mondo è diventato troppo piccolo per perdonarci qualsiasi grande sbaglio. Concludo allora con un esempio, che ben rispecchia la mia idea: i cacciatori del Paleolitico che impararono come uccidere due mammut anziché uno solo, avevano compiuto un progresso. Quelli che trovarono il modo di uccederne duecento avevano fatto troppo, avevano superato il limite. Per un certo periodo, è vero, ebbero un alto tenore di vita, poi morirono di fame. Molte delle grandi rovine sono monumenti alla trappole del progresso di civiltà che caddero vittime del proprio, momentaneo, successo. Le loro rovine sono naufragi che indicano le insidie del prgresso e nei destini di queste società del passato è racchiusa la lezione più istruttiva per la nostra società.