Prima Prova 2018: analisi del testo su Leopardi

Chissà, probabilmente una delle tracce di prima prova della maturità 2018 sarà proprio su Giacomo Leopardi! Vi starete chiedendo il perché? Ve lo spieghiamo subito… Il dubbio ci sorge proprio perché quest’anno ricade un anniversario importante, ovvero  quello dei 220 anni dalla sua nascita. Giacomo Leopardi, inoltre, manca nell’analisi del testo da ben 26 anni! E’ stato il 1991, infatti, l’ultimo anno in cui il Miur ha scelto l’autore per una delle tracce del primo scritto dell’esame di Stato, quella dell’analisi del testo.

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Traccia su Leopardi Prima Prova 2018: analisi del testo

Stando alle ultime indiscrezioni e visto e considerato che ormai il famoso autore non è presente da tanti anni, è bene stare sull’attenti ed aspettarsi di tutto. Infatti Leopardi è una figura fondamentale per la letteratura italiana e un’analisi del testo sul suddetto autore potrebbe essere una buona scusa per “festeggiare” e ricordare l’anniversario della sua nascita, quindi evento molto importante. L’analisi del testo potrebbe vertere su un testo in prosa visto che l’anno scorso è uscita una poesia, tuttavia non è escluso che si opti per un testo poetico anche quest’anno. In ogni caso, vi consigliamo di ripassare le opere dell’autore così da arrivare preparati:

Traccia su Leopardi Prima Prova 2018: cenni sull’autore

Vi ricordiamo che è importante prepararsi bene alla prima prova, qualsiasi cosa, autore o argomento dovesse uscire. Soffermiamoci ora sul nostro tema centrale, ovvero Leopardi e cerchiamo di inquadrare bene periodo storico, vita, opere e pensiero, così da non arrivare impreparati alla fatidica prova e alla tanto temuta analisi del testo. Il conte Giacomo Leopardi  nasce a Recanati il 29 giugno 1798 e muore nella città di Napoli il 14 giugno 1837. Figura fondamentale per tutta la letteratura italiana è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano. È ritenuto il maggior poeta dell’Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull’esistenza e sulla condizione umana, di ispirazione sensista e materialista, ne fa anche un filosofo di spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca. Infanzia parecchio travagliata, passa la sua intera giovinezza nella sua biblioteca, senza alcun contatto con i ragazzini della sua età, circostanza che porta il poeta ad estraniarsi dall’intera società e vivere in estrema solitudine, situazione che caratterizzerà tutta la sua vita, intima, personale, lavorativa e tutto il suo pensiero. Infatti se dovessimo parlare di Leopardi di certo parleremmo di negatività. Molti studiosi e molti seguaci di Leopardi ancora oggi ipotizzano che Leopardi soffrire di un’acuta depressione. La fisicità del poeta di certo non era delle migliori, e rispecchiava in tutto e per tutto il suo modo di vivere, infatti era molto pronunciata la schiena inclinata, una vera e propria “gobba” dovuta alle continue ore di studio che quindi portarono l’autore e stare per giornate intere, potremmo dire una vita intera piegato sui libri. Quindi un’intera vita dedita alla poesia, alla scrittura e alla lettura. Altro aspetto principale è il suo rapporto complicato con il gentil sesso. Infatti egli stesso scriveva la “più dolce, più cara, più umana, più potente, più universale delle passioni, che si fa pur luogo in chiunque ha cuore, e maggiormente in chi l’ha più magnanimo, e similmente ancor ne’ più gagliardi ed esercitati di corpo, e ne’ più guerrieri”: da queste sue righe si intuisce come l’autore avesse un disperato bisogno d’amore, ma per qualsiasi motivo non gli era donato. Ma quanti erano gli amori di Leopardi? Ed esistevano davvero tutte queste donne che lui illudeva di amare? Silvia, Nerina, Beatrice, Laura, Aspasia, Saffo. Tutte donne in cui rivive la sofferta dimensione amorosa del poeta. Per quanto riguarda la poetica non potremmo non parlare del pessimismo di Leopardi. Alle origini del suo pensiero si percepisce anche l’influenza di Rousseau, soprattutto nella definizione del primo pessimismo storico leopardiano. In sostanza egli muove dalla convinzione che il fine dell’uomo sia il raggiungimento della felicità, ma non di una felicità provvisoria e legata al soddisfacimento di bisogni e pulsioni, bensì una felicità infinita nello spazio e nel tempo. La consapevolezza dell’impossibilità di raggiungere ciò a cui aspira determina nell’uomo il contrario di ciò a cui aspira, cioè lo stato d’infelicità.