TRACCIA SU DANTE PRIMA PROVA 2017: ANALISI DEL TESTO

Dante Alighieri è l’autore italiano più celebre al mondo, tra i padri della lingua italiana. Nel passato è stato proposto più volte in Prima Prova di Maturità 2017, l’ultima volta nel 2007. Che a dieci anni di distanza dall’ultimo esame di Stato, Dante torni prepotentemente in Prima Prova? Non è da escludere, anche perché la Divina Commedia e le altre sue poesie sono tra le opere più studiate dagli studenti. Tuttavia, è vero che Dante, in molte scuole, non viene studiato in quinta, ma negli anni precedenti. È possibile quindi che non ti ricordi molto del programma studiato. Per questo motivo, ci pensiamo noi di Studentville a darti una mano: oltre alla traccia svolta sull’autore, in vista della prova di mercoledì 21 giugno, ecco cosa sapere per affrontare l’eventuale traccia di analisi del testo su Dante, con vita, poetica e opere.

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PRIMA PROVA MATURITÀ 2017 TRACCIA SU DANTE: ANALISI DEL TESTO

Se Dante fosse l’autore scelto dal Miur per l’analisi del testo, potrebbe uscire un brano tratto dalla Divina Commedia oppure un’altra delle sue poesie. La traccia di analisi del testo è composta da introduzione e testo, che dovrai leggere attentamente.
Per quanto riguarda lo svolgimento, infatti, l’analisi del testo va svolta nel seguente modo:

  • Introduzione scritta: dovrai elencare titolo, autore, opera e tematica principale.
  • Comprensione del testo: dovrai scrivere un riassunto del testo o la parafrasi.
  • Analisi del testo: dovrai a questo punto rispondere alle domande che accompagnano il testo, riguardanti tematiche, termini specifici, lo stile dell’autore, la corrente letteraria di cui fa parte (es. decadentismo in questo caso), figure retoriche, metrica etc.
  • Interpretazione e approfondimenti: a questo punto dovrai approfondire il testo con collegamenti ad altre opere dello stesso autore o ad altri autori.

Per approfondire: Come si fa l’analisi del testo

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2017: LA VITA DI DANTE

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 in una famiglia della piccola nobiltà fiorentina. Il suo primo e più importante maestro di arte e di vita è Brunetto Latini, che in questi anni ha una notevole influenza sulla vita politica e civile di Firenze. Dante cresce in un ambiente "cortese" ed elegante, impara da solo l’arte della poesia e stringe amicizia con alcuni dei poeti più importanti della scuola stilnovistica: Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia, condividendo con loro un ideale di cultura aristocratica e di poesia raffinata.

Ancora giovanissimo conosce Beatrice (figura femminile centrale nell’opera del nostro poeta), a cui Dante è legato da un amore profondo e sublimato dalla spiritualità stilnovistica. Beatrice muore nel 1290, e questa data segna per Dante un momento di crisi: l’amore per la giovane donna si trasforma assumendo un valore sempre più finalizzato all’impegno morale, alla ricerca filosofica, alla passione per la verità e la giustizia che infine portano Dante (a partire dal 1295) ad entrare attivamente e coscientemente nella vita politica della sua città.

La sua carriera politica raggiunge l’apice nel 1300 quando Dante, guelfo di parte bianca, viene eletto priore (la carica più importante del comune fiorentino): il poeta è un politico moderato, tuttavia convinto sostenitore dell’autonomia della città di Firenze, che deve essere libera dalle ingerenze del potere del Papa . L’anno successivo, il papa Bonifacio VIII decide di inviare a Firenze Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con l’intenzione nascosta di eliminare i guelfi bianchi dalla scena politica; Dante e altri due ambasciatori si recano dal Papa per convincerlo a evitare l’intervento francese, ma è ormai troppo tardi! Dante è già partito da Firenze quando Carlo di Valois entra nella città e sostiene il potere dei guelfi neri: il poeta non ritornerà mai più nella sua città natale, è condannato ingiustamente all’esilio.

Per Dante l’esilio rappresenta un momento di sofferenza e di dolore e al tempo stesso uno stimolo per la sua produzione letteraria e poetica: lontano da Firenze può vedere in modo più nitido la corruzione, l’egoismo, l’odio che governano la vita politica, civile e morale dei suoi contemporanei. La denuncia e il tentativo di indirizzare di nuovo l’uomo verso la retta via sono per lui l’ispirazione di una nuova poesia che prende forma nella Divina Commedia.

Negli anni dell’esilio, Dante viaggia per l’Italia centrale e settentrionale, chiede ospitalità alle varie corti (va a Forlì, a Verona, in Lunigiana dai signori Malaspina) continua a sostenere le sue idee politiche nella figura dell’imperatore Arrigo VII, possibile portatore di pace nella nostra penisola (1310); ma di nuovo la speranza svanisce con la morte improvvisa dell’imperatore nel 1313. Negli ultimi anni visita la corte di Can Grande della Scala, a Verona, e di Guido Novello Da Polenta, a Ravenna (1318). Muore a Ravenna nel 1321.

Leggi anche: La vita di Dante

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2017: LA POETICA DI DANTE

Per fare una buona prova di analisi del testo su Dante è necessario conoscere il suo pensiero e la sua poetica. I concetti chiave alla base delle sue opere sono i seguenti:

  • Filosofia e teologia

La formazione di Dante avviene nell'ambito della teologia cristiana, anche se studia in modo approfondito Aristotele, Cicerone e Severino Boezio, oltre ad autori come San Tommaso d'Aquino e Sant’Agostino. La filosofia è molto importante per Dante in quanto è fonte di consolazione per la perdita della donna amata, Beatrice, tanto che nel Convivio “la donna gentile” è l’allegoria della filosofia. San Tommaso d’Aquino fu fondamentale per la costruzione della cosmologia della Commedia che si rifà al modello aristotelico-tolemaico, con la Terra immobile al centro dell'universo e nove cieli concentrici che si muovono intorno ad essa. Nella visione dantesca, la ragione umana, sebbene necessaria per raggiungere la felicità terrena, non può comprendere il mistero divino, per cui è necessaria la fede sorretta dagli insegnamenti della teologia, studi per questo superiori alla filosofia. 

  • Il pensiero politico

Come abbiamo visto, Dante fu molto impegnato politicamente, in quanto cresce nella Firenze del Duecento divisa tra Guelfi e Ghibellini, e successivamente tra Guelfi bianchi e neri. Dante è un guelfo bianco, la cui visione politica iniziale è municipale legata alla storia di Firenze. Le cose cambiano con l’esilio causato dal colpo di mano dei Neri: Dante è costretto ad allontanarsi dalla sua città e conoscere altre realtà diverse dal Comune. È in questo periodo che nasce in lui l’idea della necessità della realizzazione di una monarchia universale che ristabilisca autorità e giustizia in un'Italia frammentata e in guerra. Per questo motivo, sostiene l’Impero, unico in grado di realizzare l’unione tanto decantata. Questi temi vengono approfonditi nella Monarchia. Dante, inoltre, distingue nettamente il potere temporale da quello spirituale.

  • Lo Stil Novo e la figura di Beatrice

Dante, insieme ad altri amici poeti, tra cui Guido Cavalcanti, dà vita all'esperienza poetica del Dolce Stil Novo, che si basa sulla decantazione di un amore puro e spirituale, carico di significati religiosi. La figura di riferimento per Dante è Beatrice, la donna incontrata quando l’autore aveva nove anni e destinata a diventare la "donna angelo" per eccellenza. Dante elogia l’amata parlando degli effetti della donna sull'uomo. L'esperienza dello Stilnovo è al centro della prima opera del poeta, Vita nuova, scritta negli anni successivi alla morte di Beatrice, Lo scritto è ricco di riferimenti religiosi e dottrinali, preannunciando il tipo di poesia più matura della Commedia, mentre dal punto di vista poetico vi è un superamento dei rituali dell'amor cortese, soprattutto nelle "nove rime" in cui l'autore ripone la sua felicità nelle parole di lode a Beatrice. Dante supererà lo Stilnovo nella Commedia, soprattutto nell'incontro con Paolo e Francesca (Canto V dell’Inferno), in nome di una celebrazione autentica di Dio. La lingua usata nello Stilnovo è il volgare, che Dante preferisce al latino.

  • Il plurilinguismo

Dante preferisce il volgare al latino, ma quello che colpisce è la sua capacità di cambiare registro e stile. Nella Divina Commedia, infatti, il poeta usa un linguaggio e uno stile diverso a seconda dei personaggi e del luogo in cui si trova – Inferno, Purgatorio e Paradiso – per mantenere il realismo del viaggio. Il linguaggio dantesco spazia dal linguaggio domestico a quello scientifico, dal linguaggio popolare a quello aulico, introducendo anche molti francesismi e latinismi. Non mancano poi i neologismi. Con il passaggio dall’Inferno al Purgatorio al Paradiso, è evidente il cambiamento di registro sia linguistico che stilistico, che diventa sempre più alto e aulico man mano che ci si avvicina verso la figura di Dio.

Per approfondire, leggi anche: Dante: Tema sulla Divina Commedia

PRIMA PROVA MATURITÀ 2017: LE OPERE DI DANTE DA CONOSCERE PER L’ANALISI DEL TESTO

Quale brano potrebbe essere scelto di Dante? La sua produzione è molto ampia e raccoglie alcune delle raccolte più celebri di tutti i tempi.

  • Vita Nuova (1295)
  • De Vulgari Eloquentia (1304-1306)
  • Convivio (1304-1307)
  • De Monarchia (1310-1313)
  • Le Rime
  • Divina Commedia (1306-1321)

Per approfondire il contenuto delle opere di Dante, leggi: Le opere di Dante

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