Maturità 2019: gaffe del Miur

Giovedì 28 febbraio 2019 tutti gli studenti del quinto anno del liceo hanno dovuto affrontare la Simulazione della Seconda Prova per comprendere al meglio le novità dell’esame (sia per i ragazzi, sia per i docenti). Il Miur però è stato protagonista di un’incredibile gaffe per quanto riguarda la prova di Latino. C’è stato uno scambio di persona su un personaggio molto noto: nel testo iniziale che dovrebbe servire a contestualizzare il brano, c’è un riferimento a “Livia Drusilla nuora dell’imperatore Tiberio“ma in realtà si tratta della madre di Tiberio. La nobildonna Livia Drusilla Claudia era in realtà la moglie dell’imperatore Augusto, madre dell’imperatore Tiberio e di Druso maggiore, bisnonna di Caligola e trisavola di Nerone. Non la “nuora dell’imperatore, vedova del primo marito”, che viene citata nel testo del Miur. Quella è invece Livilla, così chiamata proprio in onore alla nonna Livia Drusilla.

Maturità 2019: l'incredibile gaffe del Miur alla Simulazione Seconda Prova

Gaffe del Miur: il commento

“Claudia Livia Giulia fu l’amante di Seiano, potente prefetto del pretorio sotto Tiberio, che aspirava a farsi eleggere successore tanto da tramare contro di lui ed arrivare ad avvelenarlo. Per i suoi loschi fini, mise gli occhi proprio su Livilla, giudicata dai suoi contemporanei una donna bellissima. Fu lei, dunque, nipote e nuora di Tiberio (avendo sposato in seconde nozze il figlio di lui, Druso minore), a cospirare con Seiano. Non Drusilla. Livilla aiutò Seiano anche ad avvelenare il marito Druso Minore, per togliere di mezzo il primo dei numerosi giovani presenti nel palazzo imperiale”, fa sapere Antonella De Gregorio al Corriere della Sera.

Un errore davvero grossolano: “Proprio perché è una simulazione dell’esame dovrebbero stare attenti hanno avuto tutto il tempo per lavorarci sopra, è un errore antipatico. La cosa è poco influente ai fini dell’interpretazione del testo, ma se l’avesse fatto un mio studente sarei saltato sulla sedia, in questo caso il Miur è da bocciare direi“, ha detto a La Repubblica Leopoldo Gamberale, professore emerito di Lingua e letteratura latina alla Sapienza di Roma.