TEMA STORICO MATURITA’ SVOLTO PRIMA GUERRA MONDIALE

Il confronto dell’Europa tra il 1914 e il 2014 è il tema per la traccia di storia: nel centesimo anniversario della prima guerra mondiale, gli studenti sono chiamati a riflettere su com’è cambiata la situazione del continente in un secolo.

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TIPOLOGIA C, TEMA STORICO PRIMA GUERRA MONDIALE: SVOLGIMENTO

Chi esamina una carta politica storica d’Europa resta sorpreso dai tanti e profondi mutamenti di assetti politici nel corso degli ultimi cento anni e, di conseguenza, immagina siano stati altrettanto forti quelli sociali e culturali.
L’Europa uscita dal Congresso di Vienna aveva subìto alcune importanti modifiche territoriali: l’unificazione italiana del 1861, l’unità germanica del 1871, l’indipendenza di Belgio e degli Stati balcanici quali Serbia, Montenegro, Romania e Grecia. Tuttavia gli equilibri rimanevano, sostanzialmente, quelli tra le grandi Potenze, sostenute da un forte sviluppo industriale e soprattutto dagli armamenti; e, quasi tutte, da estese conquiste coloniali.
Si erano creati due blocchi: la Triplice Alleanza difensiva tra Germania, Austria-Ungheria e Italia; la Duplice Intesa tra Francia e Russia, cui dal 1905 si avvicinò la Gran Bretagna. I diversi contrasti condussero alla guerra, la cui scintilla fu l’uccisione, a Sarajevo, dell’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando; e una serie di automatismi diplomatici e militari condusse alla fine, alle ostilità. Tutti i Paesi combattenti svilupparono dei piani atti a vincere una guerra breve e risolutiva ma questi fallirono tutti e lo scontro durò quattro anni, concludendosi non tanto con la vittoria dell’Intesa, quanto con il crollo interno della Germania.
L’Italia, inizialmente neutrale, venne spinta dall’interventismo a entrare in guerra con lo scopo dichiarato di conquistare Trento, Trieste e altre terre abitate da italiani, tra cui la Dalmazia.
Nel 1918 vincitori e vinti si trovarono di fronte a un’Europa del tutto mutata rispetto al 1914, e la gran parte dei cambiamenti era inattesa: le repubbliche in Germania e Austria; la profonda e radicale rivoluzione prima socialdemocratica poi comunista in Russia; la nascita di Stati quali la Polonia, la Cecoslovacchia, la Iugoslavia; l’espansione di Romania e Grecia. Nonostante questi mutamenti evidenti, quasi tutti però si trovavano in gravi difficoltà interne per la presenza di forti minoranze allogene e a volte ostili allo Stato in cui erano comprese.
Gravissime erano le problematiche economiche degli Stati sconfitti, ma anche i vincitori, in particolare l’Italia, versarono in una situazione pesante che provocò conflitti sociali e, attraverso vari passaggi, la dittatura fascista.
Negli anni attorno al 1920 sembrò che l’Europa e il mondo, con particolare espansione economica degli Stati Uniti, trovassero una certa prosperità e degli equilibri politici post bellici; ma la grande crisi finanziaria del 1929, iniziata in America e dilagante per tutto il mondo occidentale, ricondusse a problemi sociali e di rapporti internazionali. Nel 1933 assunse il potere in Germania il partito nazista di Adolf Hitler, che iniziò rivendicazioni territoriali e una politica di riarmo. Si creò un’alleanza con l’Italia fascista, detta Asse Roma – Berlino, ostile al blocco tra Francia e Gran Bretagna. La scintilla del nuovo conflitto fu, nell’estate del 1939, la questione di Danzica, che provocò l’attacco tedesco alla Polonia e l’intervento francoinglese.  L’Italia, inizialmente rimasta in attesa, intervenne il 10 giugno 1940. Nel 1941 il conflitto si estese a Unione Sovietica, Giappone e Stati Uniti, divenendo così davvero mondiale, provocando, al termine del conflitto, un nuovo, enorme e profondo cambiamento nell’assetto socio-politico europeo.
L’Europa del 1945 vide, infatti, in gran parte, il ritorno agli assetti del 1938, anche se con diversi mutamenti territoriali e politici: l’Italia divenne nel 1946 repubblicana.
Durante le ultime fasi della guerra, le truppe sovietiche avevano occupato l’Europa Orientale e la stessa Berlino e in quest’area vennero istituiti i regimi comunisti. Gli Stati occidentali, usciti devastati dalle vicende belliche, si legarono agli Stati Uniti. Nacquero così i cosiddetti blocchi: la NATO e il Patto di Varsavia, ostili uno all’altro e in continua tensione, detta la guerra fredda, e che faceva temere potesse degenerare in scontro armato.
Alcune Nazioni europee occidentali, inizialmente Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo, Olanda diedero vita a un Mercato Comune, che, man mano, condusse all’attuale Unione Europea di ventotto Stati, abbastanza integrata sul piano economico anche se non ancora a pieno su quello politico.
Negli anni 1980 il sistema sovietico cominciò a rivelarsi incapace di ammodernamenti produttivi, mostrando il paradossale quadro di grandi progressi in alcuni settori e altrettanto grandi debolezze in altri. Nel 1989 i Paesi comunisti, e la stessa Unione Sovietica, compirono un mutamento radicale di assetti politici ed economici, che però non comportò crisi sociali e politiche, anzi si può dire portato a termine in maniera accorta e pacifica. Sorsero nuovi Stati ex sovietici, alcuni dei quali entrati nell’Unione Europea.
L’Europa del 2014 non è dunque più il centro politico e militare del mondo e stenta a conservare un certo primato culturale. Gli imperi coloniali si sono dissolti già nell’immediato dopoguerra; e il peso economico dell’Europa deve confrontarsi con quello degli Stati Uniti, della stessa Russia  e dei cosiddetti Paesi emergenti: Brasile, Cina, India…
L’Unione Europea procede a passi lenti, ma garantisce, dopo un XX secolo sanguinoso, la pace, e una certa collaborazione economica a vantaggio di tutti. Occorre un grande momento culturale che crei un’Europa non solo produttiva ma anche e forse soprattutto morale, e, in prospettiva, politica; e che rafforzi, soprattutto nella nuove generazioni, un senso di appartenenza comune che superi le antiche divisioni e miri alla riscoperta dell’identità storica e presente della civiltà europea.
Il cambiamento essenziale consiste nel superamento del concetto di nazionalità come contrapposizione e degli stessi confini territoriali, culturali e linguistici, il che permette di far sperare che nel prossimo futuro si giunga ad una idea comunitaria e solidale del continente.

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