Traccia Prima Prova Maturità 2018: la rivoluzione russa

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2018: I 100 ANNI DELLA RIVOLUZIONE RUSSA

Con l’avvicinarsi della Maturità 2018, stai iniziando a cercare le possibili tracce per la Prima Prova? Sapere con esattezza quali sono gli argomenti scelti dal Miur prima del 20 giugno, data della prova d’italiano, è impossibile, ma possiamo fare delle previsioni. Tra i fatti storici più rilevanti che potresti trovare quest’anno in prima prova c’è la Rivoluzione russa del 1917. Cerchi uno spunto? Allora leggi il nostro tema storico sulla rivoluzione russa per la Prima Prova di Maturità; sarà utile per ripassare ed arrivare preparati!

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TRACCIA PRIMA PROVA 2018 SULLA RIVOLUZIONE RUSSA: INTRODUZIONE

 La Rivoluzione russa del 1917 è uno degli eventi storici più importanti del ‘900, non solo perché determinò la fine dell’Impero russo con la cacciata dello zar e l’uscita del Paese dalla Prima Guerra Mondiale, ma perché la nascita dell’Unione Sovietica cambierà tutta la storia occidentale (e non solo) da allora in poi. Fu poi il primo tentativo di applicare le teorie marxiste realizzando una rivoluzione del proletariato che avrebbe portato al socialismo e poi al comunismo. A 100 anni dalla sollevazione dei soviet, ricordiamo cosa portò alla Rivoluzione russa e cosa avvenne in quei mesi.

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TRACCIA PRIMA PROVA 2018 SULLA RIVOLUZIONE RUSSA: SVOLGIMENTO

 La Rivoluzione russa del 1917 affonda la radici nella rivoluzione del 1905: dopo le sconfitte dell’Impero russo contro i giapponesi, lo zarismo si indebolì  e la popolazione fece una manifestazione per presentare una petizione allo zar. La risposta fu la repressione nel sangue a cui seguirono rivolte in tutto il Paese, con operai e soldati che diedero vita ai soviet con la partecipazione dei partiti sociali. La sollevazione venne repressa nel sangue, anche se lo zar Nicola II promise la creazione del Parlamento russo, la Duma. Nonostante l’istituzione della Duma, la concessione di alcune libertà civili e politiche, il regime zarista non riuscì ad affrontare la questione agraria e la miseria dei contadini e degli operai. La situazione peggiorò con l’entrata in guerra della Russia nel 1914 con l’Austria-Ungheria e la Germania, e a fianco di Francia e Gran Bretagna: l’esercito imperiale russo si mostrò fin da subito non in grado di competere con la superiorità militare tedesca, e, le numerose perdite (2 milioni di morti russi), l’inefficienza, la corruzione degli ufficiali, la fame nelle città, gli ammassi e l’aumento dell’inflazione furono tutte cause che portarono alla seconda Rivoluzione russa.
Tra il 23 e il 27 febbraio 1917 gli operai di Pietrogrado (San Pietroburgo) costituirono un soviet, ossia un consiglio autogestito. Dopo lo sciopero generale del 25 febbraio, che portò a degli scontri armati con le forze zariste, alcuni militari ribelli presero le parti degli operai, che decretarono lo stato d’assedio. Nicola II abdicò il 2 marzo e si creò un governo provvisorio con membri del soviet e aristocratici e borghesi della Duma, guidato dal principe L’vov. Il 17 marzo venne proclamata la nascita della repubblica. Questa viene ricordata come la Rivoluzione di febbraio. La Russia restava in guerra, ma con perdite sempre più ingenti, e il governo provvisorio era diviso tra i borghesi che desideravano vedere sul trono il fratello dello zar e i soviet, a loro volta divisi tra socialrivoluzionari e socialdemocratici (menscevichi e bolscevichi), che desideravano uscire dalla guerra, non ripristinare il potere zarista e avviare una riforma agraria. La definizione del futuro politico della Russia venne affidata a un’assemblea costituente, da riunirsi dopo elezioni a suffragio universale. Di ritorno dall’esilio con un programma in 10 punti, Lenin, nell’aprile 1917, leader dell’ala più radicale del soviet, i bolscevichi, invitò i soviet a prendere nelle loro mani il potere e spinse i contadini a impadronirsi della terra, secondo la sua idea di organizzare una società dal basso. In luglio i bolscevichi tentarono un’insurrezione contro il governo provvisorio, ma fallirono e Lenin scappò in Finlandia. Intanto, il governo provvisorio di Kerenskij (succeduto a L’vov) aveva subito un’altra sconfitta contro i tedeschi e, in agosto, fu costretto ad allearsi con i bolscevichi per reprimere un tentativo di colpo di stato filo-zarista guidato dal generale Kornilov.
I bolscevichi, così, acquistarono sempre più potere, conquistando la maggioranza dei soviet, mentre l’autorità del governo provvisorio era a pezzi. Il 24 e 25 ottobre 1917 ebbe inizio la celeberrima Rivoluzione d’ottobre: gruppi armati guidati da Lev Trockij, presidente del soviet di Pietrogrado, occuparono il Palazzo d’Inverno, costringendo Karenskij alla fuga. Le resistenze furono molto deboli, tanto che l’operazione fu quasi incruenta. Finiva così il periodo di repubblica liberale, per inaugurare una nuova fase: il potere andò nelle mani di un governo bolscevico, formato da commissari del popolo, guidato da Lenin. Venne eletta un’Assemblea Costituente e si iniziò ad attuare riforme che includevano l’abolizione dei privilegi con la redistribuzione delle terre tra i contadini e la riforma agraria, la nazionalità delle banche, la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore, l’uguaglianza tra uomini e donne e nel trattamento tra ufficiali e soldati, la socializzazione delle imprese, il diritto all’autodeterminazione, l’istituzione della polizia politica (la Ceka) e di tribunali del popolo e limitazioni all’autogestione e alle rivendicazioni salariali. Questi ultimi due provvedimenti portarono a nuovi scioperi e alla repressione nel sangue delle opposizioni. Il partito bolscevico, così, volle esercitare una forte guida centralizzata con a capo un politburo (ufficio politico) a cui tutte le strutture statali erano subordinate. In opposizione ai primi ideali rivoluzionari, si stabilì una vera e propria dittatura del proletariato. Grazie al principio di autodeterminazione, molti territori appartenenti all’ex Impero russo si dichiararono stati indipendenti, tra cui la Finlandia, la Polonia, l’Ucraina, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania e la Bielorussia. A gennaio 1918, la Russia si proclamò una Repubblica socialista federativa sovietica russa e il 3 marzo, con la pace di Brest-Litovsk, il Paese uscì dalla Prima Guerra Mondiale. I bolscevichi dovettero poi affrontare una guerra civile contro le Armate bianche rimaste fedeli allo zar, che si concluse nel 1921 con la Pace di Riga. In seguito alla guerra civile si assiste alla militarizzazione della produzione, basato su forme di baratto tra città e campagna, che portò alla creazione di un comunismo di guerra, che prevedeva il razionamento dei generi alimentari, forme di conduzione agricola collettiva in aziende di produzione dello stato. Nel marzo 1921, durante il congresso del partito comunista, si avviò una nuova fase economica, con la Nep (nuova politica economica) che aveva l’obiettivo di migliorare la produttività nelle campagne, mentre a livello politico non era permesso nessun tipo di dissenso interno o esterno alla linea dettata dal partito. Il 30 dicembre 1922, nacque l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), uno stato federale a cui aderirono Russia, Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia, e in cui il potere era accentrato in un unico partito, il PCUS.

PRIMA PROVA 2018: TEMA STORICO SULLA RIVOLUZIONE RUSSA: CONCLUSIONE

Lenin si ammalò gravemente nel 1923 e morì nel gennaio 1924. Durante la sua malattia, si scatenò la lotta per la successione tra Trockij e Stalin, emerso come dirigente nel 1922 quanto Lenin lo aveva scelto come segretario generale del partito. Nel 1927, Stalin, risultato vincitore della lotta per la successione eliminando tutti i suoi oppositori all’interno del partito bolscevico, diede inizio alla costruzione della sua dittatura personale decretando la fine della NEP e affidando il controllo dell’economia alla burocrazia statale. Finiva così la Rivoluzione d’ottobre: nata con il sogno di costruire una società democratica e aperta alle masse, finì per lasciare spazio a un regime totalitario a tutti gli effetti.

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