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Traccia Prima Prova Maturità 2019: l'Intifada e la guerra tra Israele e Palestina

TRACCIA PRIMA PROVA MATURITÀ 2019: L’INTIFADA E LA GUERRA TRA ISRAELE E PALESTINA

L’ansia per la Maturità 2019 inizia a farsi sentire già dall’inizio dell’anno: è tempo di iniziare a pensare agli argomenti che potrebbero essere scelti dal Miur come traccia di prima prova per arrivare preparati il 19 giugno, giorno della prova di italiano. Come sappiamo, è impossibile sapere con anticipo quali saranno i titoli, ma è possibile fare delle previsioni. Il tototema impazza e uno degli argomenti più caldi potrebbe essere il conflitto israelo-palestinese, che da anni ha tramutato il Medio Oriente in una polveriera. L’argomento si presta a essere traccia di saggio breve o articolo di giornale (tipologia B), tema d’attualità (tipologia D) e tema storico (tipologia C). Noi abbiamo scelto di volgere un tema storico sull’Intifada e la guerra tra Israele e Palestina che può esserti utile come traccia di Prima Prova 2019.

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PRIMA PROVA 2019, L’INTIFADA E LA GUERRA TRA ISRAELE E PALESTINA: INTRODUZIONE

L’8 dicembre 1987 un camion israeliano colpì due furgoni che trasportavano operai palestinesi di Gaza e Jabaliyya, uccidendone quattro. Si diffuse la voce che non si era trattato di un incidente, ma di una vendetta per l’uccisione di un israeliano pochi giorni prima nel mercato di Gaza.
Quella sera a Jabaliyya scoppiò una rivolta, con centinaia di persone che attaccarono le Forze di Difesa Israeliane. Iniziava così la prima Intifada, parola araba che significa “brivido” o “scossa”, con cui si indica il moto di protesta dei palestinesi contro l’occupazione israeliana della Palestina.

PRIMA PROVA 2019, L’INTIFADA E LA GUERRA TRA ISRAELE E PALESTINA: SVOLGIMENTO

L’obiettivo dei palestinesi era quello di attirare l’attenzione dei media e della comunità internazionale sulle difficili condizioni di vita degli arabi che vivevano in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, territori occupati da Israele. Inoltre, la sommossa popolare voleva anche essere un monito per l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che non stava combattendo gli israeliani con forza e incisività. Prima di descrivere gli eventi, è però necessario, capire da dove ha origine il conflitto tra Israele e Palestina, che continua ancora oggi a seminare morti e tensione in Medio Oriente. Tutto ha inizio nel 1898, con la nascita del movimento Sionistico Internazionale che si poneva l’obiettivo di riportare tutti gli ebrei sparsi nel mondo in Palestina, “la terra promessa” secondo l’Antico Testamento, che al tempo era una zona arida e povera che faceva parte dell’Impero Ottomano. Con la sconfitta dell’Impero Ottomano nella Prima guerra mondiale, gli inglesi si impossessarono della Palestina nel 1923 e iniziarono a favorire la migrazione degli ebrei verso la Palestina: con la dichiarazione Balfour, si riconosceva agli ebrei il diritto di costituire un “focolare” nazionale Ebraico. Dopo la seconda guerra mondiale, i flussi migratori crebbero in modo esponenziale, tanto da iniziare a infastidire gli abitanti del luogo, prevalentemente arabi. Per evitare tensioni, l’ONU, nel 1947, decise di dividere la Palestina in due stati, uno arabo e uno israeliano: nel 1948 nasce così lo Stato d’Israele. Tuttavia, questa divisione non portò certo alla pace, ma una guerra tra Israele e la Lega Araba che si trascina fino ad oggi. Israele, nel 1949, conquistò gran parte del territorio palestinese (Cisgiordania e Gaza compresi) e le guerre successive (anche contro l’Egitto), come la guerra dei Sei Giorni e la guerra del Kippur, testimoniarono la superiorità militare israeliana. In tutti i casi fu necessario l’intervento dell’ONU per arrivare alla fine delle ostilità. Nel 1964, naque l’OLP che si poneva come rappresentate del popolo palestinese.
Arriviamo quindi al momento in cui i palestinesi decisero di insorgere contro il dominio israeliano. La rivolta di Jabaliyya fu il primo focolaio di un moto di ribellione che si estese agli altri campi profughi palestiniani arrivando fino a Gerusalemme. La reazione di Israele fu durissima, provocando la morte di tantissimi palestinesi, tanto che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il 22 dicembre, condannò lo stato ebraico per le violazioni della Convenzione di Ginevra. La guerra però continuò. Nel 1988, l’OLP decise di riconoscere lo Stato d’Israele, ma proclamò unilateralmente anche la nascita dello Stato di Palestina, decisione a cui Israele rispose con il dispiegamento di carri armati.
Vista la supremazia militare d’Israele, i palestinesi iniziarono ad attuare azioni di guerriglia alternative, come gli attacchi suicidi, promossi da gruppi che non si riconoscevano nell’OLP, come Hamas, il “Movimento di Resistenza Islamico”, fondato nel 1987 a Gaza dallo sceicco Ahmed Yassin e Khan Yunis, esponenti palestinesi integralisti. Il 6 luglio 1989 si verificò il primo attentato all’interno dei confini dello Stato d’Israele, che colpì il bus 405 a Tel Aviv.  Il conflitto andò avanti fino al 1993, quando, il 13 settembre, vennero firmati a Washington gli accordi di Oslo tra l’OLP e Israele. L’accordo prevedeva la divisione della Cisgiordania e della striscia di Gaza in tre zone: la zona A, interamente palestinese, la B, dove l’autorità civile è palestinese, mentre il controllo militare rimane a Israele, e la zona C, israeliana. Alla cerimonia ufficiale della firma a Washington erano presenti Yasser Arafat e Shimon Peres per l’OLP,  Yitzhak Rabin per Israele, oltre al Presidente USA Bill Clinton, al segretario di Stato Americano, Warren Christopher, e al ministro degli Esteri russo, Andrei Kozyrev. La prima intifada costò la vita 1258 palestinesi e 160 israeliani (dati France Press).

PRIMA PROVA 2019, L’INTIFADA E LA GUERRA TRA ISRAELE E PALESTINA: CONCLUSIONE

Nonostante questo momento di distensione, il conflitto tra Israele e Palestina non si è mai placato: nel 2000 fallì anche il tentativo di Bill Clinton di arrivare a un accordo risolutivo finale con gli accordi di Camp David. Anzi, tra il 2000 e il 2005 si è combattuta la seconda Intifada, ancora più sanguinosa della prima, in quanto molti sono stati gli attentati suicidi in Israele e gli attacchi armati israeliani contro i militari o coloni dei Territori Occupati. Gli scontri, mai placatesi del tutto, hanno conosciuto un’escalation negli ultimi due anni, con attacchi da parte dei palestinesi con cadenza giornaliera perlopiù contro i soldati israeliani, non solo a Gerusalemme, ma anche in Cisgiordania e Tel Aviv. L’aumentare delle violenze ha fatto parlare la stampa internazionale di una possibile terza Intifada, sebbene diversa dalle altre. Ciò testimonia che siamo ancora lontani anni luce dalla risoluzione del conflitto arabo israeliano.

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