Tommaso Marinetti e la vitalità distruttiva

Il 20 febbraio 1909 sul giornale francese «Le Figaro» viene pubblicato da Tommaso Marinetti il manifesto futurista che in 11 punti programmatici riassumeva l’ideologia del movimento. Marinetti, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876 e simpatizzante dell’industrializzazione, era soprattutto uno scrittore e un poeta, che ambiva a diffondere in tutti i campi artistici quegli stessi principi di tecnologia e innovazione propri dell’industria. Inoltre, in lui vi era una forte volontà di costituire un’avanguardia che inneggiasse alla velocità, all’agressività e alla distruzione, forse in seguito ad un incidente d’auto per evitare 2 ciclista, con la sua automobile, un’Isotta Fraschini, dal quale risultò incolume e in seguito al quale decise di dare impulso a una rottura culturale, volta a traslare nel panorama intellettuale quella vitalità distruttiva tipica del nuovo mezzo borghese per eccellenza, l’automobile, emblema veloce e scattante dell’orientamento al futuro.

I punti del manifesto futurista

Marinetti fu dunque l’ideatore del manifesto futurista che venne pubblicato il 5 febbraio 1909 sulla Gazzetta dell’Emilia a Bologna e il 20 febbraio su Le Figaro, ma vediamo quali sono i punti fondamentali:

  1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
  8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
  9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
  11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

Marinetti voleva estendere il manifesto a tutti i campi della vita, dall’arte alla letteratura, alla scultura, alla poesia, pubblicò infatti, un manifesto letterario in cui sancita la libertà dalla sintassi, la possibilità di disporre i sostantivi a caso, incoraggiando l’abolizione dell’aggettivo e della punteggiatura, dando spazio sul foglio bianco all’immaginazione senza fili. Ne derivò una rivoluzione dell’impaginazione: caratteri disuguali e forme divergenti esprimono i pensieri del poeta futurista, caricandoli di forte energia e magnetismo. Morì a Bellagio, nell’attuale Hotel Excelsior, sul Lago di Como, il 2 dicembre 1944, in seguito a una crisi cardiaca: aveva appena scritto il suo ultimo testo, “Quarto d’ora di poesia della X Mas”. Mussolini ordina dei solenni funerali di Stato nella chiesa di San Sepolcro, con grande partecipazione della cittadinanza, in quanto Marinetti in passato aveva aderito ed era stato sostenitore del Fascismo.

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