Prima Prova Maturità 2019: simulazione tema storico

Sappiamo che l’anno scolastico è iniziato da poco ma è opportuna iniziare a familiarizzare con le tracce della prima prova di Maturità. Il 19 giugno alle ore 8.30 conoscerete finalmente le 7 tracce scelte dal Miur, tra cui dovrete sceglierne solamente una. Si tratta di una decisione importantissima in quanto da questo dipenderà poi il voto che prenderete al primo scritto della Maturità 2019. Avete già in mente la tipologia di tema che svolgerete? Ancora avete dubbi? Non preoccupatevi, ancora c’è tempo, ma utilizzate tutti i mesi di scuola per allenarvi e capire più approfonditamente qual è il tema in cui ve la cavate meglio. In questo articolo vi forniremo una simulazione di prima prova riguardante un tema storico, così che possiate capire come svolgere la traccia. Provate poi a svolgere il tema: in questo modo capirete se è la tipologia C quella che svolgerete all’Esame di Stato!

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Maturità 2019, simulazione tema storico: traccia

Facciamo finta di essere alla prima prova di Maturità e di trovarci di fronte questa traccia: “Nella prima metà del Novecento l’Europa fu caratterizzata dall’affermazione di tre regimi totalitari: lo Stalinismo in URSS, il Fascismo in Italia e il Nazismo in Germania. Prova ad individuare analogie e differenze tra le tre dittature ponendo particolare attenzione al tentativo di mantenere il consenso e il controllo delle masse”.

Prima Prova Maturità 2019: simulazione tema storico sui regimi totalitari

Primo dopoguerra, tre nazioni, tre uomini diversi: Stalin, Hitler e Mussolini, ciascuno con un proprio ideale e obiettivi bene precisi da raggiungere nel più breve tempo possibile. In un mondo che ancora trascinava pesantemente e a stento il fardello ereditato dalla prima guerra mondiale i tre leader della Germania, dell’URSS e dell’Italia cercarono di risollevare le sorti del proprio paese cercando nello stesso tempo di instaurare un regime totalitario.

Totalitario è un governo che controlla a 360° la vita dei cittadini, da quella politica a quella privata passando per l’educazione e il tempo libero. Ed è quello che successe nei tre paesi in cui venne adottato questo modo di governare in sommi capi molto simile, ma che però presenta molti tratti differenti. In primo luogo dobbiamo considerare il sostrato sociale in cui essi si svilupparono, ma soprattutto le tre grandi personalità che imposero il loro dominio.

Nell’appena nata Unione Sovietica, reduce da un regime zarista arretrato e accentratore, le idee marxiste di Lenin rivoluzionarono tutto l’assetto politico del paese. Il popolo era stanco della povertà, stanco di essere succube di una famiglia di sovrani incapace di gestire il vasto territorio ereditato, per cui la rivoluzione, nonostante i costi umani, accese un barlume di speranza. Potere al popolo, abbattimento del capitalismo: questi e tanti altri gli ideali su cui si poggiò il regime comunista di Stalin, il quale però non ci pensò due volte a massacrare gente per raggiungere tutti i suoi scopi. La prima cosa che fece fu eliminare attraverso le Grandi Purghe tutti coloro che erano contrari al suo governo, poi cercò di risollevare l’economia attraverso il potenziamento dell’industria pesante (sfruttando all’inverosimile gli operai). Si assicurò il consenso con una propaganda che portava avanti il mito della sua persona e soprattutto il mito dell’operaio, figura fondamentale per garantire il consenso al regime. Lo Stato controllava e gestiva tutto, dalle industrie alle aziende agricole e la gente aveva voce in capitolo durante le elezioni, che si svolgevano con partito unico e voto palese.

Sempre nel primo dopoguerra, la Germania non se la passava molto bene: smilitarizzata e costretta a pagare una salatissima indennità di guerra, la novella repubblica di Weimar non riuscì ad evitare il collasso e il malcontento della popolazione crebbe di giorno in giorno. Di questa situazione ne approfittò Hitler, che a mano a mano riuscì ad instaurare una dittatura coi fiocchi. Il suo sogno era di conquistare lo spazio vitale, un vastissimo territorio corrispondente grossomodo alla Russia occidentale e che sarebbe stato perfetto per le future generazioni di ariani perfetti: alti, biondi, sani, occhi azzurri e felici. Ma per attuare questo progetto bisognava assolutamente eliminare le razze inferiori che avrebbero potuto contaminare la razza ariana e soprattutto occorreva utilizzare ogni mezzo possibile per rendere grande il Terzo Reich. Dunque, Adolf riorganizzò il governo da cima a fondo, accentrando il potere nelle sue mani e attuò una serie di riforme e provvedimenti atti ad organizzare e controllare la vita dei cittadini in qualsiasi momento e a qualsiasi età. Per mantenere vivo il consenso Hitler puntava sui suoi discorsi tenuti in varie occasioni di fronte alla folla: il suo punto forte era proprio l’arte del ben parlare, il saper intrattenere le masse con i suoi discorsi semplici ma diretti, che sapevano dove andare a parare per ottenere l’appoggio giusto.

In un’Italia devastata dalla prima guerra mondiale e da anni di rivolte operaie Mussolini riuscì piano piano, con l’appoggio del re e dei liberali, ad ottenere il pieno potere. Anche Mussolini, come Hitler, aveva un sogno: rendere l’Italia una potenza mondiale, come lo era stata a tempi dell’antico impero romano. E all’impero romano rimanda tutta la nomenclatura utilizzata durante il regime, dal fascio littorio a duce, il nome con cui veniva designato Benito Mussolini. A differenza degli altri due regimi totalitari, il Fascismo operò non completamente in modo autonomo: l’Italia era ancora una monarchia, per cui Vittorio Emanuele III era, nonostante tutto, ancora il re d’Italia, la massima autorità. Inoltre, Mussolini dovette fare i conti anche con il papa, l’altra importante autorità del paese, problema che invece non dovettero affrontare né Stalin (il regime stalinista prevedeva addirittura l’ateismo), né Hitler. Come negli altri due paesi che abbiamo preso in considerazione, anche in Italia la propaganda fu fondamentale per ottenere il consenso del popolo: libri e riviste furono sotto il diretto controllo dello stato, mentre la radio e i cinegiornali trasmettevano costantemente i discorsi del duce e lo riprendevano in qualsiasi momento della sua giornata. L’indottrinamento avveniva in maniera capillare: basti pensare che la figura del duce era costantemente presente persino nei libri scolastici!

In conclusione, possiamo affermare che in generale ci sono alcuni tratti comuni tra i tre principali regimi totalitari del primo Novecento: l’utilizzo della propaganda e di tutti i mezzi di comunicazione per ottenere il massimo consenso, il controllo totalitario della vita dei cittadini, l’imposizione di un unico partito legale, la figura del leader mitizzata, vista come il salvatore della patria e colui che può portare lustro e onore alla nazione. Tuttavia, tante sono anche le differenze: innanzitutto gli ideali politici, di sinistra quelli di Stalin e di estrema destra quelli di Mussolini e Hitler. Inoltre, mentre Stalin eliminò gli oppositori politici decimando la popolazione stessa e mandando migliaia di persone nei Gulag, Hitler individuò un nemico ben preciso con cui scatenare la sua follia omicida: gli ebrei. Infine, un’ultima differenza possiamo individuarla nel fatto che Stalin e Hitler furono soli e incontrastati al governo, mentre in Italia, all’ombra di Mussolini, c’era pur sempre il re.

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